macchè CAZZO di PAROLACCIA stai dicendo?
Il fatto che le cosiddette parolacce siano oscene ha la sua causa nel collegamento che si fa tra il potere della parola e la sessualità, in fatti gli antichi ebrei quando giuravano poggiavano le mani sugli organi sessuali e il 99’9% delle parolacce fanno riferimento agli organi sfinteri ai genitali o attività sessuali; una delle mosse più coinvolgenti dei ballerini hip-hop e del rap moderno è quando il cantare si tocca gli organi; contro il malaugurio gli italiani si toccano i testicoli. E’ un modo di contro arrestare una forza violenta, per cui non di rado le persone scaricano la loro ira o violenza attraverso le parolacce. La potenza del sesso, in quando forza di dominio sugli altri, si trasforma in vettore o canale per scaricare il dominio interiore che ci opprime, per cui si scarica la violenza deformando il senso delle parole che fanno riferimento agli organi sessuali. Persino i rapporti sessuali assumono nel linguaggio una particolare deformazione:
far l’amore = fottere, scopare
eiaculare = sborrare
fellazione = pompino
sodomizzare = inculare o vaffanculo
masturbarsi = farsi un sega
Il dominio o la violenza interiore che si esercita attraverso il corpo, nell’ambito sessuale, di conseguenza si riversa anche sul linguaggio, per cui la deformazione delle parole che designano le parti sessuali, le parole con le quali noi denominiamo gli organi sessuali, sono l’espressione inevitabile di una violenza interiore, donde il sorgere delle cosiddette parolacce.Ecco la deformazione:
vulva o vagina = fica o fregna
pene o fallo = cazzo
testicoli = palle o coglioni
glutei o natiche = culo
seni = tette
clitoride = grilletto, ehi sgrillettata
feci = merda
orina = piscia
La deformazione va ancor oltre… raggiunge i semplici e naturali bisogni fisiologici, prendendo spunto anche delle materie organiche:defecare = cacare, va a cacare
orinare = pisciare, ti piscio in bocca
escremento = stronzo, pezzo di merda
In altre mentalità, assai fantasiose, le parolacce abbarcano anche la sfera delle malattie veneree, del parto e alle inclinazione sessuali ambigue:
omosessuale = froscio, checca
lesbica = leccafica
persona da evitare = gonorrea
persona viziosa = un mestruo
persona disorientata = uscito o partorito dall’ano (malparido in lingua spagnola)

Le parolacce assumono anche uno sfondo allusivo dove il sesso non c’entra proprio per niente, ma la forza del potere carnale subentra ad ammortizzare la carica negativa; questa proiezione è molto più inconscia e deformante. Ecco alcuni esempi:
adirarsi = incazzarsi
infastidire = rompere le palle
intontito = rincoglionito
deridere = prendere per il culo
dire sciocchezze = sparare stronzate, cazzate, fregnacce
Anche le persone più garbate ed educate, quando si adirano, sono fortemente inclini a sparare qualche parolaccia, anche se di nascosto, al limite con un eufemismo:
porca l’oca = porca puttana
vaffan’quadro = vaffanculo
figlio di una buona donna = figlio della mignotta
mi fai incavolare = mi fai incazzare
non rompere le scatole = non rompete i coglioni

Il doppio senso è tipico di chi deve fare ricorso al gioco delle parole, pur di avvicinarsi alla sfera del sesso, rendendo banali anche il significato delle analogie simboliche:
l’uccello = il pene
la toppa = la vulva
la nocchia = l’ano
due meloni = i seni
Il nostro trauma sessuale raggiunge l’apice quando si prova vergogna, o si sente uno a disagio, nel dover chiamare per il loro nome alcuni oggetti che hanno a che vedere con gli organi sessuali:
reggiseni, tamponi, preservativi, mutandine, perizoma, vibratore.

Per finire, la parolaccia che io considero la madre di tutte le parolacce, giacché la si trova in tutte le lingue e culture, con una svariata ed arcobalenica gamma di sinonimi: Prostituta… ed ecco la litania: puttana, mignotta, porcacciona, troia, sgualdrina, meretrice, maiala, donnaccia, baldracca, cagna, vacca, ecc. e chi più ne ha più ne metta a questa povera donna che smaltisce ed ammortizza la violenza e il trauma sessuale dell’umanità attraverso l’aggressione carnale e la violenza interiore che lei esorcizza, vendendo la sua intimità in forma di dolcezza a persone prime o private d’intimità, quindi sciogliendo la loro violenza. E’ dimostrato a livello clinico che le persone più violente e psicopatiche frequentano inconsciamente la prostituzione per auto controllare questo demone interiore del male. Se eliminassimo le prostitute da una società frenetica come la nostra, in preda allo stress, sorgerebbero in poco tempo degli ammutinamenti e delle rivolte violente. Anche tra le coppie cosiddette normali, che vivono però una vita un po’ agitata, il sesso spesso funge di via di scarico allo stress fisico e psichico. Attraverso la parolaccia le persone scaricano una dose di violenza repressa, un’aggressività latente che si ammorbidisce tramite il potere del sesso. La parolaccia, come il nudo, rendono molto presenti, vivi, caldi, immediati e forti certe situazioni, è come se bastasse una parolaccia per rafforzare il contenuto o l’espressività di quello che si vuol manifestare.

San Paolo nella Bibbia disse. “Nessuna parola cattiva esca più dalla vostra bocca; ma piuttosto parole buone che possano servire per la necessaria edificazione, giovando a quelli che ascoltano” (Ef 4,29). Il verbo greco ha una sfumatura molto più precisa e disse: “nessuna parola marcia…”, e di fatto, le parolacce, in quanto “acce” (quindi con il suffisso “accia” che rende il significato carico di negatività), denotano un qualcosa di marcio, di corrotto o, come dicevamo prima, di deformato.
Il termine “volgare” viene dal latino “volgo”, cioè il gergo, il linguaggio popolare, quello della gente povera ritenuto senza istruzione, quindi la maniera di parlare più comune e alla mano. Il linguaggio volgare quindi corrispondeva ad un livello molto basso d’istruzione, ma in principio il termine “volgare” non significava per forza impuro o peccaminoso o degradante.

La deformazione nel linguaggio, per quanto riguardano le parolacce, avviene quando al senso di deformazione li si aggiunge il senso negativo della sessualità, cioè il suo tabù. Il sesso quindi viene visto per molti secoli, come un qualcosa di degradante, di sporco, di peccaminoso… quando il cosciente collettivo non riesce a dominare una forza interiore, la rende tabù pur di non esserne soppresso, quindi nascosta ed intrattabile, questo è successo col sesso nel passaggio dall’epoca antica a quella greca, dall’era della dea madre all’era del maschio e del patriarcalismo.
Paolo prosegue: “Lo stesso si dica per le volgarità, insulsaggini, trivialità: cose tutte sconvenienti… opere infruttuose delle tenebre… è vergognoso persino parlarne” (Ef 5,4.12). Ecco quella vergogna che, pur in parvenza pura e conveniente, non è che il riflesso di un nostro condizionamento: chi si vergogna è perché sente rendersi palese una sua dimensione inconscia o nascosta. Paolo però era uomo, quindi, soggetto ai suoi condizionamenti, come la vergogna. I suoi consigli rimangono comunque validi: “Ora invece deponete anche voi tutte queste cose: ira, passione, malizia, maldicenza e parole oscene dalla vostra bocca” (Col 3,8).
Innanzitutto evitiamo di fare i moralisti, c’è chi inorridisce quando sente una parolaccia, è come se egli stesso la dicesse, appunto perché l’eco di quella parolaccia, che risuona dentro di sé, lo disturba, è la risonanza di quella violenza ripresa sessuale che è anche dentro di chi si infastidisce. Il puro di cuore rimane imperturbabile, anzi riesce a cogliere il senso o l’insensatezza di chi dice le parolacce, ma non si turba.

La parolaccia funge di ammortizzatore, attraverso la parolaccia le persone riescono a contenere nei limiti la loro violenza interiore, per questo i momenti in cui più si usano le parolacce è nei momenti in cui le persone si adirano, si molestano, si irritano; costoro pensano che con la parolaccia danno alle loro azioni quella forza e quella carica che, interiormente, loro per primi non hanno. La parolaccia è una specie di esorcismo per la nostra debolezza, soltanto che non la cancella, non serve per eliminare il nostro condizionamento interiore e psichico, per cui ne rimaniamo ugualmente condizionati ed incoscienti.

Ci sono due tipi di persone che non dicono mai parolacce:
1. Coloro che hanno imparato ad essere docili con se stessi, quindi non hanno bisogno di manifestare il dominio e la violenza né attraverso il dominio delle persone né attraverso gli oggetti che sfruttano. Riconoscono di essere poveri e si accettano per quello che sono, acquistando padronanza di sé e pace con se stessi. Potrebbero anche dire una parolaccia, ma per loro queste espressioni non hanno più senso: “Tutto è lecito, ma non tutto è utile!. Non date motivo di scandalo” (1Cor 10,23.32).
2. Coloro che, in maniera troppo moralista e con un dominio puritanista, controllano se stessi in maniera violenta. Questa apparente virtù è però controproducente, perché questa violenza deve uscire e manifestarsi in qualche altra maniera, e di fatto, sono persone assai precise, apparentemente senza una grinza, molto educati al parlare, ma spesso sono persone acidi, zitelle, inabbordabili, rigidi. Con la natura umana non ci si scherza, la puoi reprimere da un lato, ma lei da un altro lato si vendica.

I primi si sono perdonati ed accettati per quello che sono, i secondi no, forse Dio può perdonarli ma loro non riesco ad accettarsi per quello che sono, in fondo, inconsciamente, sono, o presumono inconsciamente, più grandi di Dio, o almeno vorrebbero esserlo. Apparentemente sono puri come gli angeli, ma interiormente sono fragili come i demoni, spesso anche perversi, ma non lo sanno. Questi secondi sono spesso intransigenti, guai a dire una parolaccia davanti alla loro santa presenza, eppure sono cosi puri ma non sanno parlare in maniera informale sul sesso, si vergognano, peccato che tra questo cerchio ne troviamo tante persone religiose e gente che si considera per bene, ma non sono che moralisti. A questo punto è da precisare su quanto disse san Paolo: “Quanto alla fornicazione e ad ogni specie d’impurità o cupidigia, neppure se ne parli tra voi, come si addice ai santi” (Ef 5,3). Anzi, sono i santi che riescono a parlare meglio e in maniera profonda e trasparente su queste problematiche, per cui ciò che Paolo recrimina è il parlare osceno, a vanvera, senza un approfondimento, in maniera semplicemente triviale.
La parolaccia, in quanto permette di sfogare una repressione inconscia, agisce sull’abitudine proprio come un vizio: producono una certa dipendenza, più le si dice e più creano in noi un abito di forza, quasi un incallimento nel cuore. La parolaccia, in quanto ha un sottofondo sessuale, è contagiosa, affascinante, persino attraente, toglie l’inibizione al cuore, come la droga, ma ci rende altrettanto irrazionali sentimentalmente.

Analizzate i bambini e il loro rapporto con le parolacce. Una volta che il sesso ci si presenta con la sua deformazione, quindi ci viene trasmesso come un qualcosa di misterioso, ma negativo, e di conseguenza si crea nella coscienza delle persone una dicotomia, cioè l’ambiguità di un qualcosa che sentiamo come positivo e buono (il sesso) ma lo manifestiamo e lo viviamo con una clandestinità negativa e morbosa (la vergogna).
Il primo approccio del bambino con le parolacce è incosciente, il bimbo ripete ciò che sente dalle persone adulte, senza sapere spesso il significato di queste parole oscene

ma comunque sia il bambino percepisce tre caratteristiche per quanto riguardano le parolacce:
1. “Gli uomini grandi dicono le parolacce e nessuno li rimprovera, quindi io devo avere il coraggio di dire parolacce per crescere”, questo ragionamento avviene anche con altre cose (le sigarette che prendono di nascosto per assomigliare agli adulti, il trucco delle bambine per sentirsi grandi come la mamma, ecc.…). Il bambino, dunque, crede che la parolaccia sia un mondo di appropriarsi del mondo degli adulti, è un modo per sentirsi grande e maggiorenne. Quante volte dei genitori ridono soddisfatti quando sentono il pupo che incomincia a dire parolacce?… lo considerano, ignorantemente, un segno di crescita, quando in realtà il bambino imita la deficienza e l’immaturità degli adulti che lo influenzano.
1. “Gli uomini grandi dicono le parolacce e nessuno li rimprovera, quindi io devo avere il coraggio di dire parolacce per crescere”, questo ragionamento avviene anche con altre cose (le sigarette che prendono di nascosto per assomigliare agli adulti, il trucco delle bambine per sentirsi grandi come la mamma, ecc.…). Il bambino, dunque, crede che la parolaccia sia un mondo di appropriarsi del mondo degli adulti, è un modo per sentirsi grande e maggiorenne. Quante volte dei genitori ridono soddisfatti quando sentono il pupo che incomincia a dire parolacce?… lo considerano, ignorantemente, un segno di crescita, quando in realtà il bambino imita la deficienza e l’immaturità degli adulti che lo influenzano.
2. Il bambino impara innanzitutto a riconoscere le parolacce come un qualcosa di volgare, un linguaggio sozzo e scurrile, senza avere però un collegamento con il significato reale e puro che tale parolacce designano, cioè per loro la parola “cazzo” o “fica” sono oscene, negative, volgari, più tarde quando il bambino fattosi adolescente incomincerà a conoscere in prima persona la realtà degli organi genitali, sarà portato inconsciamente a vedere gli organi e le attività sessuali con questa valenza negativa, come pratiche o cose volgari e sozze, roba da nascondere, quindi illecita e proibita!.
3. Il bambino, già dalla sua tenera età, percepisce che le parolacce vengono usate o dette in contesti o momenti dove si sfogava della violenza, dell’aggressività, del dolore, dell’odio, dell’offesa, della necessità di farsi sentire e valere. La stragrande maggioranza delle persone cresce con questa proiezione inconscia, ragione per la quale non ci accorgiamo che è il sesso il più grande filtro attraverso il quale si smaltisce la nostra ombra, la nostra dimensione demoniaca, la nostra violenza, ma il sesso è puro e santo, guai se non ci fosse, è la valvola di pressione che aiuta la società a reggersi nel suo quotidiano scontro tra i rapporti umani inumani.

Dobbiamo, dunque, educare i bambini a vedere il sesso in tutta la sua positività, a far sì che loro comprendano che gli adulti dimostrano la loro mancanza di maturità con le parolacce e non il contrario, non si è grande perché si è libero di usare un linguaggio sfrenato. Per ultimo, indirizzare la nostra colpevolezza verso una pace interiore, una riconciliazione con se stessi, per cui il bambino imparerà a non sfogare la negatività né attraverso le parolacce né attraverso la sessualità.

Dopo i bambini sono i giovani ad usare le parolacce con un senso di grandezza, quindi si sentono adulti emancipati forti (idioti quanti gli adulti che sparlano a vanvera senza senso) , ecco un bel esempio di turpiloquio:
“Chi ha parlato!?! Chi cazzo ha parlato!?! Chi è quel lurido stronzo, comunista, checca, pompinaro che ha firmato la sua condanna morte!?! Nessuno, eh!? Sarà stata la fatina buona del cazzo!!! Ma io vi fotto!!! Vi spezzo in due!!! Vi faccio venire i muscoli al buco del culo!!! Allora, sei stato tu, stronzo di un Palla di Lardo ad aver sputato da quella tua lurida fogna una parolaccia!?!” - Il sergente Maggiore Hartman su parolaccia
Se il 99% delle parolecce hanno un sottofondo sessuale, ci resta la parolaccia con quel 1%, di cosa si tratta? della Bestemmia, è un altro modo violento offensivo volgare di esprimere un dolore contro una potenza mancante, in questo caso non il sesso ma Dio, ma latentemente il meccanismo inconscio è lo stesso che per la sessuofobia. L'ateo non è che un amante mancato:





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